
La Campagna “L’educazione fa crescere i diritti”, realizzata con il cofinaziamento del Ministero degli Affari Esteri, ha l’obiettivo di sostenere ovunque, in qualsiasi paese del mondo, le azioni che permettano a ciascuna bambina, bambino e adolescente di poter realizzare a pieno il proprio potenziale, di avere l’opportunità di imparare e coltivare i propri talenti in un sistema educativo gratuito e di qualità, di creare l’ambiente giusto per fornire gli strumenti necessari a sostenere i loro tentativi di emancipazione.
L’educazione produce cultura. La cultura produce sviluppo. Lo sviluppo produce indipendenza. L’indipendenza fa crescere le persone.
Con questa filosofia lavoriamo da 25 anni, convinti che l’educazione sia il mezzo più efficace per aiutare il prossimo, un vero strumento di solidarietà poiché l’educazione è un patrimonio destinato a crescere. Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto l’opportunità di
raggiungere più di 50.000 giovani in diversi paesi del mondo, per promuovere il diritto all’istruzione, ridurre la loro vulnerabilità e il loro disagio sociale, economico e psicologico, favorendo lo sviluppo della comunità in cui nascono e vivono.
Oggi vogliamo lanciare un messaggio destinato all’opinione pubblica, ai giovani e ai loro genitori, alle Istituzioni: l’educazione fa crescere i diritti perchè è un fattore chiave per la promozione dello sviluppo e del benessere, della pace e della riduzione della povertà.
L'educazione di cui vogliamo parlare non è sinonimo di buone maniere, ma uno strumento per creare istruzione, cultura, autonomia e indipendenza.
È un inestimabile valore nella crescita umana.

Dalla parte dell’educazione si deve stare tutti i giorni, nelle attività quotidiane, in diverse modalità, attraverso il sistema scolastico e non solo. L’educazione non può essere considerata un particolare insignificante nella vita di un popolo o di un essere umano, perchè l’educazione “organizza” l’umanità, a nord come a sud, in tutto il pianeta.
L’educazione insegna a vivere e restituisce all’individuo il senso del proprio valore, le energie e la capacità di gestire i problemi insieme agli altri.
C’è ancora bisogno di scuole e di istruzione in tante aree del mondo, perchè ci sono ancora società che non mandano a scuola i propri figli e adulti che non hanno hanno mai avuto la fortuna di imparare a leggere e scrivere.
C’è bisogno di educazione dove la scuola che esiste può non essere in grado di rispondere alle esigenze di chi non ce la fa e rimane dietro, senza aver acquisito alcuna competenza significativa.
C’è bisogno di educazione lungo tutto l’arco della vita, per riuscire a conoscere i propri conflitti interiori, accettare le diversità che ci circondano, imparare a vivere in una società multietnica e nella ricerca di stili di vita sostenibili che permettano ai nostri modelli di vita e di consumo di non rovinare per sempre il pianeta che abitiamo.

Venti anni sono trascorsi dall’approvazione della Convenzione sui Diritti del Bambino (Convention on the Rights of the Child – CRC) che rimane il trattato di diritti umani più universalmente accettato e rappresenta insieme ai suoi Protocolli Opzionali uno strumento per la protezione e il benessere dell’infanzia e dell’adolescenza. Nonostante i tanti risultati raggiunti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato, attraverso la Risoluzione “A world fit for children” del 10 maggio 2002, un piano d’azione per impegnare i paesi a completare l’agenda del Summit che aveva portato alla Convenzione e per lavorare su una strategia di lungo termine che mettesse fine ai diritti negati dell’infanzia, sull’onda della Dichiarazione del Millennio (United Nations Millennium Declaration) del 2000 che aveva lanciato la sfida di ragiungere entro il 2015 otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG – Millenium Development Goals). Tra questi, l’Obiettivo 2 si propone di raggiungere appunto entro il 2015 l’istruzione primaria universale, ovvero permettere a tutti di andare a scuola. Sembra
scontato, ma vi sono ancora circa 93 milioni di bambini e bambine, sparsi fra varie aree nel mondo che non vanno alla scuola primaria (1) . Rispetto ai maschi, le femmine sono le più penalizzate, e ciò determina anche un effetto negativo sulle comunità di appartenenza.
E in Italia?
L’Italia è uno dei paesi più industrializzati del mondo ma non per questo è immune da disuguaglianze sociali, squilibri tra il Nord e il Sud, tra campagna e città e dall’aumento di nuove povertà diffuse a macchia di leopardo. Ed è proprio la povertà, quasi sempre, la causa maggiore degli abbandoni e dell’evasione scolastica: il sintomo di una non piena affermazione del diritto all’educazione per tutti. I dati ISTAT relativi al Censimento del 2001 ci dicono che la percentuale di popolazione italiana fra i 14 e i 52 anni senza nessun titolo di studio risulta essere il 6,8%; con la sola licenza elementare il 26,4% e senza titolo di studio superiore nè attestazione di competenza professionale, il 31,71% della popolazione.
In età compresa fra i 20 e 29 anni, questa percentuale si ferma alla licenza media e tale percentuale sale là dove le famiglie povere sono più numerose. In Campania, a fronte di una percentuale del 20,7% di famiglie povere, è il 34,66 di giovani fra i 20 e 29 anni a fermarsi alla licenza media. In Puglia, dove il 20% delle famiglie sono povere, è il 36,35 di giovani nella stessa fascia di età a non andare oltre la scuola media (2).
E nel 2006, il 20,8 % dei ragazzi era fermo alla licenza media senza frequentare alcun corso di formazione(3).
Queste sono le condizioni di “fallimento precoce” e di uscita dal sistema scolastico a cui, per i più fortunati, fa da sponda la scuola della seconda occasione.
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(1) Fonte:
Progress for Children. A world fit for children. Statistical Review, Unicef, 2007
(2) ISTAT, Censimento della popolazione e delle abitazioni, 21 ottobre 2001.
(3) Servizio Statistico – Ministero della Pubblica Istruzione “La dispersione scolastica. Indicatori di base. Anno Scolastico 2006-07”. Maggio 2008
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